Come la crisi ha modificato la mentalità nel settore funerario.

Come la crisi ha modificato la mentalità nel settore funerario

Pubblicato: 18/04/2016

Molto estero poca Italia

Due settimane fa a Bologna si è conclusa la fiera di Tanexpo. Alla manifestazione dell’arte funeraria hanno partecipato poche realtà nazionali mentre sono state coinvolte tante aziende provenienti dall’estero. Proprio quest’ultimo dato è significativo e fa capire come il buiness legato a questa fiera non sia più un’esclusiva italiana, lasciando sempre più spazio ad aziende internazionali.

Una mentalità che cambia al passo coi tempi

Al di là di questo dato che mette in cattiva luce l’eccellenza italiana, da sempre famosa in tutto il mondo, il settore funerario è  in forte evoluzione. Basti pensare alla nascita di nuovi social network dedicati ai defunti, o ai tanti prodotti che soddisfano le richieste più bizzarre, come chiavette usb a forma di bara, urne cinerarie a forma di pallone da calcio o di lampada o addirittura a forma di orologio. È interessante vedere come l’evoluzione tecnologica sta cambiando la mentalità di molte aziende del settore, l’ultima novità arriva dagli ideatori di siti per manifesti informatici, il mio sito ne è l’esempio pratico, collegandovi, potete inviare le condoglianza alla famiglia  ed è una cosa che sta prendendo molto risalto. Se usciamo dal lato internet, possiamo notare come abbia preso piede la concezione di trasformare le ceneri del proprio defunto in un diamante. Sono già molte le aziende che hanno preso parte a questo business, una di questo è Mevisto, un’azienda austriaca che fonde insieme pietre dure con le ceneri del defunto (umano o animale che sia) e si ottiene un bellissimo gioiello.  Anche il business legato al culto della morte del mondo animale è aumentato considerevolmente creando una nuova area di mercato nel settore della funeraria.

L’aumento delle cremazioni incide

Stando infatti alle parole di Alessandro Bosi, segretario nazionale della FENIOF, nonostante gli evidenti problemi legati alla crisi, il volume degli introiti si aggira intorno ai 2 miliardi di euro, “se si considera che nel 2013 i morti sono stati 601 mila (dati ISTAT), ed il costo medio del funerale è attorno ai 2500-3500 euro”.

A fronte di un costo medio dei funerali sostanzialmente stabilizzatosi  nell’ultimo triennio, corrisponde invece una sensibile implementazione delle richieste di cremazione (pratica che, nel caso di affidamento delle ceneri ai familiari o in caso di dispersione, a fronte di un costo del funerale analogo a quello delle altre pratiche funerarie quali inumazione e tumulazione, consente di evitare i costi connessi alle concessioni cimiteriali). Basti pensare che al 2014 le richieste sono aumentate del 15% rispetto al 2012, passando da 101.778 a 117.956.

Dai dati provvisori del 2015 si nota come ci sia stato un incremento nel numero dei decessi e quindi un conseguente aumento degli introiti, si registra infatti un aumento di 53.000 unità portando il numero dei defunti a 650 mila.

Quindi in conclusione è vero che il volume d’affari degli anni scorsi strettamente legato al rito del funerale è diminuito , ma stanno aumentando notevolmente le società che vogliono investire in questo settore creandosi nuove aree di business e nuove opportunità legate al ricordo dei defunti.

Tratto da sito specifico del settore funerario.

Fenati giorgio

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